Naufragio – le rotte dei migranti

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analfabetismo di ritorno, ecco come combatterlo

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appuntamento al cinema – novembre 2011

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Sabato 29.10.2011 – h. 20:00 – Otiskuri Òrchestra in concerto

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Appuntamento al cinema – settembre -ottobre 2011 – Sentimenti

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Invito alla lettura

Vedevo da lontano la piccola mole scura della roccia circondata da un alone accecante per la luce e il pulviscolo del mare. Pensavo alla fresca fonte dietro la roccia. Avevo desiderio di ritrovare il mormorio dell’acqua, desiderio di fuggire lontano dal sole, dalla fatica, dai pianti di donna, desiderio infine di ritrovare l’ombra e il riposo dell’ombra. Ma quando sono stato vicino, ho visto che l’uomo di Raimondo era ritornato.

Era solo. Riposava supino, le mani sotto la nuca, la fronte nell’ombra della roccia e tutto il corpo al sole. La sua tuta fumava nell’aria calda. Sono rimasto un po’ stupito. Per me era una storia finita, ed ero venuto lì senza pensarci affatto. Appena mi ha visto se è sollevato un po’ e ha messo la mano in tasca. Io, naturalmente, ho stretto la rivoltella di Raimondo nella giacca. All’ora si è abbandonato di nuovo all’indietro, ma senza togliere la mano di tasca. Ero abbastanza distante da lui, a una decina di metri. A tratti indovinavo il suo sguardo dietro le palpebre socchiuse. Ma più spesso la sua immagine ballava davanti ai miei occhi, nell’aria infuocata. Il rumore delle onde era ancora più pigro, più ritmato che a mezzogiorno. Era quello stesso sole, quella stessa luce nella stessa spiaggia, che ora si prolungava qui. Erano già due ore che la giornata non avanzava, due ore che aveva gettato l’àncora in un oceano di metallo fuso. All’orizzonte è passata una piccola nave e ne ho intravisto la macchia nera con la coda dell’occhio perchè non cessavo di fissare l’arabo.

Pensai che potevo cavarmela facendo un semplice dietro-front. Ma dietro a me si addossava tutta un spiaggia vibrante di sole. Ho fatto qualche passo verso la fonte. L’arabo non si è mosso. In fondo, era ancora piuttosto lontano. Forse a causa delle ombre che aveva sul viso, mi sembrò che ridesse. Ho aspettato. Ora il sole mi bruciava anche le guance e ho sentito gocce di sudore accumularsi nelle sopracciglia. Ero lo stesso sole di quel giorno che avevo sotterrato la mamma e, come allora, era la fronte che mi faceva più soffrire: tutte le vene mi battevano insieme sotto la pelle. A causa di quel bruciore che non potevo più sopportare ho fatto un movimento in avanti. Sapevo che era stupido, che non mi sarei liberato dal sole spostandomi di un passo. Ma ho fatto un passo, un solo passo in avanti. E questa volta, senza alzarsi, l’arabo ha estratto il coltello e me lo ha presentato nel sole. La luce ha balenato sull’acciaio e fu come una lunga lama scintillante che mi colpisse alla fronte. In quello stesso momento, il sudore delle mie sopracciglia è colato di colpo giù sulle palpebre e le ha ricoperte di un velo tepido e denso. Non sentivo più altro che il risuonar del sole sulla mia fronte e, indistintamente, la sciabola sfolgorante sprizzata dal coltello che mi era sempre di fronte. Quella spada ardente mi corrodeva le ciglia e frugava nei miei occhi doloranti. E’ allora che tutto ha vacillato. Dal mare è rimontato un soffio denso e bruciante. Mi è parso che il cielo si aprisse in tutta la sua larghezza per lasciar piovere fuoco. Tutta la mia persona si è tesa e ho contratto la mano sulla rivoltella. Il grilletto ha ceduto, ho toccato il ventre liscio dell’impugnatura e è là, in quel rumore secco e insieme assordante, che tutto è cominciato. Mi sono scrollato via il sudore ed il sole. Ho capito che avevo distrutto l’equilibrio del giorno, lo straordinario silenzio della spiaggia dove ero stato felice. Allora ho sparato quattro volte su un corpo inerte dove i proiettili si insaccavano senza lasciare traccia. E furono come quattro colpi secchi che battevo sulla porta della sventura.

Lo straniero – Albert Camus . Gallimard – 1942

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TOGUFEST – 28.06.2011 – H. 20.30 – E’ giunta l’ora

Grazie a tutti quelli che hanno partecipato alla nostra Togufest.

Una menzione particolare meritano:

Franco che con la sua chitarra ha riempito di note l’aria, permettendo a ognuno dei presenti di rapirle.

Gaetano che con la sua arte istrionica ci ha reso tutti un pò più felici (o un pò meno tristi).

September tomorrow

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Berlusconarie

FINO A QUANDO?

(Jose Saramago – L’ultimo quaderno – maggio 2009 – Feltrinelli 2010)

All’incirca duemilacinquant’anni fa, giorno più giorno meno, a quest’ora o a un’altra, se ne stava il buon Cicerone proclamando la sua indignazione nel senato romano o nel foro: “Fino a quando o Catilina, abuserai della nostra pazienza?” domandò una e più volte al vecchiardo cospiratore che aveva tentato di ucciderlo e impadronirsi di un potere a cui non aveva alcun diritto. La storia è così prodiga, così generosa che non solo ci dà eccellenti lezioni sull’attualità di certi accadimenti del passato, ma pure ci trasmette, per regolarci, delle parole, delle frasi che, per un motivo o per l’altro, avrebbero finito per mettere radici nella memoria dei popoli. La frase che ho citato sopra, fresca, vibrante, come se fosse stata appena pronunciata in questo istante, è senza dubbio una di queste. Cicerone fu un grande oratore, un tribuno dalle enormi risorse, ma è interessante osservare come, in questo caso, preferì utilizzare termini tra i più comuni, che avrebbero potuto uscire dalla bocca di una madre che rimproverasse il figlio irrequieto. Con l’enorme differenza che quel figlio di Roma, il famoso Catilina, era un mascalzone della peggior specie, sia come uomo sia come politico. La Storia dell’Italia sorprende chiunque. E’ una sequenza lunghissima di geni, siano essi pittori, scultori o architetti, musicisti o filosofi, scrittori o poeti, esegeti o artefici, un’infinità di gente sublime che rappresenta quanto di meglio l’umanità abbia pensato, immaginato, fatto. I catilina di maggiore o minore spessore non le sono mai mancati, ma nessun paese ne è esente, è una lebbra che colpisce tutti. Il Catilina odierno, in Italia, si chiama Berlusconi. Non ha bisogno di dare l’assalto al potere perchè è già suo, ha soldi abbastanza per comprare tutti i complici che siano necessari, compresi giudici, deputati e senatori. E’ riuscito nella prodezza di dividere la popolazione dell’Italia in due: quelli che vorrebbero essere come lui e quelli che già lo sono. Ora ha promosso l’approvazione di leggi assolutamente discrezionali contro l’immigrazione illegale, mette pattuglie di cittadini a collaborare con la polizia nella repressione fisica degli immigrati privi di documenti e, massimo dei massimi, vieta che i figli di genitori immigrati siano iscritti all’anagrafe. Catilina, il Catilina storico, non avrebbe fatto meglio.

Ho detto prima che la Storia dell’Italia sorprende chiunque. Sorprende, per esempio, che nessuna voce italiana (almeno che sia giunta a mia conoscenza) abbia ripreso, con un leggero adattamento, le parole di Cicerone: “Fino a quando, o Berlusconi, abuserai della nostra pazienza?”. Ci si provi, può darsi che dia risultato e che, per un motivo o per l’altro, l’Italia torni a sorprenderci.

 

 

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Sacre Scritture (per Silvio)

CHI SEMINA VENTO RACCOGLIE TEMPESTA
(ANTICO TESTAMENTO –  OSEA 8,7)
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IL VOMITO (non permettiamoglielo più) – referendum 12/13.06.2011

LA COSA BERLUSCONI

Josè Saramago – Giugno 2009 – In “L’ultimo Quaderno” – Feltrinelli 2010

 

Non vedo che altro nome gli potrei dare. Una cosa pericolosamente simile a un essere umano, una cosa che tiene feste, organizza orge e comanda un paese chiamato Italia. Questa cosa, questa malattia, questo virus minaccia di essere la causa della morte morale del paese di Verdi se un vomito profondo non riuscirà a sradicarla dalla coscienza degli italiani prima che il veleno finisca per corrodergli le vene e spezzare il cuore di una delle più ricche culture europee. I valori basilari della convivenza umana sono calpestati tutti i giorni dalle zampe vischiose della cosa Berlusconi che, tra i suoi molteplici talenti, ha un’abilità funambolesca nell’abusare delle parole, corrompendone l’intenzione e il senso, come nel caso del Polo della libertà, che è proprio il nome del partito con cui ha dato l’assalto al potere. Ho chiamato delinquente questa cosa e non me ne pento. Per motivi di natura semantica e sociale che altri potranno spiegare meglio di me, il termine delinquente possiede in Italia una carica negativa assai più forte che in qualsiasi altra lingua parlata in Europa. E’ stato per tradurre in modo chiaro e contundente ciò che penso della cosa Berlusconi che ho usato il termine nell’accezione che la lingua di Dante gli conferisce abitualmente, sebbene sia più che dubbioso che Dante lo abbia mai impiegato. Delinquenza, nel mio portoghese, significa, secondo i dizionari e la prassi corrente della comunicazione, “atto di commettere delitti, disobbedire a leggi o a modelli morali”. La definizione si adatta alla cosa Berlusconi senza una piega, senza una ruga, al punto di sembrare una seconda pelle più che l’abito che si mette addosso. Sono anni che la cosa Berluscaoni continua a commettere delitti di variabile ma sempre dimostrata gravità. Inoltre, non solo disobbedisce alle leggi ma, peggio ancora, le fa fare a salvaguardia dei propri interessi pubblici e privati, di politico, imprenditore e accompagnatore di minori, e quanto agli standard morali, non vale neanche la pena parlarne, non c’è in Italia e nel mondo nessuno che non sappia che la cosa Berlusconi è ormai caduta da tempo nella più totale abiezione. Questo è il primo ministro italiano, questa è la cosa che il popolo italiano per ben tre volte ha eletto per servirgli da modello, questo è il cammino della rovina verso cui si stanno trascinando i valori che di libertà e dignità impregnarono la musica di Verdi e l’azione politica di Garibaldi, quelli che fecero dell’Italia dell’Ottocento, durante la lotta per l’unificazione, una guida spirituale dell’Europa e degli europei. E’ questo che la cosa Berlusconi vuole gettare nel cassonetto dei rifiuti della Storia. E gli italiani, glielo permetteranno?

 

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